Vesuvioteatro

Produzioni
Mezza porta

di Colum McCann

progetto di lettura scenica a cura di Claudio Di Palma

produzione Vesuvioteatro

in coproduzione con Napoli Teatro Festival Italia

 

Angela | Alessandra Borgia

Currighan | Eddie Roberts

Patrick  | Aidan McCann

Rita | Francesca Muoio

 

musiche originali Valerio Virzo

luci e fonica Paolo Vitale

 

 

   23, 24 giugno / Petraio / ore 20.30 / durata 40 m circa /
   ingresso gratuito, su prenotazione, fino ad esaurimento posti
   (tel. + 39 081 404423)

 

Colum McCann è l’autore di Mezza Porta, testo commissionato dal Napoli Teatro Festival Italia nel 2008 e scritto in seguito ad uno studio fatto dall’autore in città. Lo scrittore irlandese ha scelto come ambientazione i “bassi”, i minuscoli appartamenti popolari a cui si accede direttamente dalla strada. Mezza Porta racconta una storia cruda, di rabbia e violenza, in cui spiccano tre personaggi: un prete irlandese, Corrigan, suo fratello Patrick e una prostituta napoletana, Angela, passionale e sfortunata. Nella Napoli degli anni Settanta, Corrigan assolve all’obbligo, imposto dal suo ordine ecclesiastico, di vivere in contesti degradati: per questo divide una piccola casa che affaccia sul Petraio con Angela e la figlia di lei, Rina. Quando Patrick lo raggiunge dall’Irlanda per portargli la notizia della morte del padre, si riaprono vecchie ferite: tensioni irrisolte tra i fratelli, che porteranno ad un crescendo di violenza. A farne le spese saranno le due donne.

Il Petraio. Si snoda lungo questa dorsale litica di una città verticale il cerimoniale di sacrificio e morte inscenato da due donne di Napoli e due fratelli irlandesi. Ed è proprio rappresentandosi nello scenario naturale della pedamentina a gradoni del Petraio che la lettura scenica di Basso-street, preludio ad una completa realizzazione teatrale, ricerca il senso della metascala di McCann. I bassi veri, le mezzeporte, gli improbabili open-space, come installazioni testimoniali, si affacciano sul dramma morale ed umorale dei quattro protagonisti che ritrovano nella negazione delle azioni una coerenza ulteriore. La dinamica, infatti, estrema e profonda delle parole e dei gesti suggeriti da McCann sembra nascostamente alludere a vite solo presunte, a esistenze sospese e fittizie, ad una tragedia senza catarsi e senza riscatto. La città stessa è un ricordo piuttosto che un desiderio. I personaggi, dunque, possono ristare come detriti depositati in un alveo alluvionale, i loro corpi possono considerarsi venature di un' imbrecciata di piperno.

 
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